Notice: Tema senza header.php è deprecata dalla versione 3.0 senza alcuna alternativa disponibile. Includere un template header.php nel proprio tema. in /web/htdocs/www.beneberithroma.org/home/wp-includes/functions.php on line 3566 Lettera inviata al direttore del TG3, Bianca Berlinguer - Benè Berith Roma Benè Berith Roma

Lettera inviata al direttore del TG3, Bianca Berlinguer

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Ecco la lettera inviata al direttore del TG3,  Sig.ra Bianca Berlinguer

Egregio Direttore del TG 3, Sig.ra Bianca Berlinguer,

a nome del Benè Berith Roma e del suo Consiglio intendiamo esprimere profondo rammarico ed inquietudine per quanto potuto visionare nel corso del vostro Tg delle ore 14.20, della giornata di ieri, domenica 15 giugno.

Nel corso dello stesso è andato in onda un servizio riguardo il rapimento di tre adolescenti ebrei, studenti di una yeshivà, una scuola rabbinica dedita allo studio della Torah, da parte di ignoti presumibilmente, viste le rivendicazioni avvenute nelle ore successive, legati alla galassia dell’estremismo islamico palestinese che si è prodigato, attraverso i proprio siti, ad esaltare tale azione ed a manifestare il proprio giubilo (significativa in tal senso, la vignetta del sito ufficiale di Fatah, braccio armato dell’Autorità Nazionale Palestinese che mostra un individuo con simboli palestinesi catturare tre topi con stelle ebraica per la coda).

Nel servizio sopra citato, le immagini scorse erano le seguenti in tale ordine:

1. soldati israeliani intenti ad entrare nelle case del palestinesi e compiere “rastrellamenti”, come definito dalla voce del servizio per la durata di circa 40 secondi ,ed il Premier israeliano Netanyahu che convoca il proprio Consiglio stile “gabinetto di guerra”

2. le foto dei giovanissimi rapiti, suggerendo al telespettatore che le colpe e le responsabilità di tale azione vanno ricercate in quanto accaduto al punto 1 e non viceversa

3. una povera famiglia palestinese attorniata da palazzi in rovina(si poteva trattare tranquillamente del Libano, della Siria, dell’Iraq…il servizio non spiega dove siano girate quelle immagini)

4. un primo piano dei cosiddetti “coloni”, tre ragazzi in abiti civili, quasi certamente soldati in licenza od in libera uscita (ma questo il servizio non lo racconta) inquadrati mentre passeggiano con le loro armi di autodifesa al braccio ed un bel primo piano di uno dei loro Uzi

Ora, siamo qui a domandarle, se a suo parere è questa la maniera giusta di interpretare attraverso le immagini un atto vile e codardo come quello del rapimento di giovani adolescenti che compiono la leggerezza di fare l’autostop in zone sicuramente non tranquille come Hebron e le conseguenti legittime azioni dei propri soldati, tese a rintracciarli e liberarli dalle mani dei loro aguzzini. O se, invece, sarebbe stato opportuno soffermarsi sulle reazioni del mondo dei presumibili rapitori, con le scene di giubilo nei Territori governati dalle autorità palestinesi, con le solite caramelle e dolci lanciati e offerti alla folla o ai passanti per festeggiare l’evento, o immagini della bande di estremisti armate fino ai denti, spesso attorniate da bambini con finti (ci auguriamo, che tali siano, ma spesso sono veri) mitra o pistole in mano, con tanto di fasce verdi alla fronte modello shahid islamico.

Caro Direttore, noi non chiediamo “benevolenza” nei confronti di Israele e dei suoi governi ma chiediamo “obiettività”, vogliamo che le immagini siano giuste e corrette e che non spingano lo spettatore a farsi un’idea del tutto distorta di quanto accade in Medio Oriente. Chiediamo solo che i vostri testi siano equilibrati e tesi a raccontare con giustezza ,in nome del diritto di cronaca e del diritto di ogni spettatore ad essere informato senza condizionamenti di sorta.

Purtroppo, tutto questo nei vostri TG non lo riscontriamo e rileviamo una faziosità che non fa onore ne alla vostra testata ne alla vostra riconosciuta bravura di giornalisti, stilisticamente impeccabili ma che, quando raccontano il conflitto arabo-israeliano, vengono colti da una sorta di “effetto condizionato”(condizionato da cosa e da chi è un mistero ma tale è) e da un afflato ed un empatia con la causa araba che li porta a superare, purtroppo spesso, i limiti della comprensibilità degli avvenimenti in nome del “tifo” e dello schierarsi.

La nostra organizzazione internazionale, il Benè Berith, che da oltre un secolo si batte per i diritti di ogni individuo, contro ogni forma di razzismo e di discriminazione, etica, religiosa, sociale e sessuale, è pronta al confronto ed al dialogo e le propone un incontro sul tema dell’informazione corretta, nelle sedi e nei modi che lei riterrà più opportuni e nel frattempo auspica uno sforzo ulteriore da parte dei suoi redattori e cronisti affinché si operi in nome dell’onestà professionale ed intellettuale per il meglio e, ripetiamo, con obiettività.

Roma, 16 giugno 2014

Un cordiale shalom

Per il Consiglio del Benè Berith Roma

IL VICE-PRESIDENTE

RUBEN DELLA ROCCA

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